Pietro Bonilli: Un ragazzo coraggioso

Il sole declinava dolcemente illuminando il castello di san Lorenzo di Trevi, uno dei tanti disseminati nella dolce pianura umbra, con le sue mura massicce, disposte a quadrilatero, circondate da un largo fossato colmo di acque stagnanti.
I contadini, terminata la faticosa giornata nei campi, tornavano alle loro case entro le mura castellane; gli altri alle loro povere abitazioni disseminate nella pianura, dove l’acqua stagnante dei fiumi e dei torrenti, allagando sovente la zona, rendeva quanto mai dura e faticosa la vita. Malaria, fame, povertà, scandivano a quel tempo le ore della vita dei fittavoli e dei piccoli proprietari di quelle terre ingrate.
Anche quella sera Sabatino Bonilli e la sua giovane sposa Maria Allegretti rientravano stanchi nella. casupola che si erano costruiti, dopo il matrimonio, nel piccolo podere avuto dai genitori.
Sulla porta li attendeva il loro piccolo Pietro, che li aveva preceduti per accendere il fuoco e preparare la cena. Era nato il 15 marzo 1841 recando una grande gioia ai genitori, che erano stati costretti ad allontanarsi dalla casa paterna, perché ai Bonilli, una famiglia piuttosto agiata, non era piaciuta la scelta della Allegretti di origine più povera.
Dopo il pasto frugale e la recita del Rosario, una pratica con cui tutte le famiglie a quel tempo chiudevano la giornata, il ragazzo trovò il coraggio di esprimere il tormento che covava da tanto tempo nel suo animo.
– So di darvi un dispiacere – disse -, ma vi chiedo, vi prego, datemi la possibilità di studiare.
– Cosa stai dicendo? Un contadino, un poveraccio che vuole studiare? Ma chi ti ha messo in testa queste idee?
– Il parroco, e anche qualche maestro che ogni tanto mi dà qualche lezione privata. Mi assicurano che potrei riuscire, se frequentassi una scuola regolare.
– Ma qui non ci sono scuole e noi siamo poveri. Non potremmo mai aiutarti. Solo i ricchi possono pagarsi un insegnante o frequentare le scuole in città.
– E’ quello che voglio fare io. Voi non preoccupatevi,lasciatemi solo provare, se non riuscirò tornerò a lavorare la terra con voi
– E dove vuoi andare? Chi ti manterrà? Come pagherai i libri e gli insegnanti?
– Andrò a Trevi, farò il garzone, andrò a servizio di qualche famiglia benestante, ma voglio tentare di frequentare una scuola regolare…
Fu così che un bel mattino un contadinello di nove anni, piccolo di statura, ma armato di una volontà tenace, con un fagottino di biancheria sulle spalle e un po’ di pane e formaggio nella bisaccia, si incamminò verso Trevi, la ridente cittadina che si inerpica su un erto pendio, coperto da rigogliosi uliveti. Umile inizio di una luminosa carriera che avrebbe condotto quel contadinello a meravigliose imprese per diffondere il messaggio dell’amore. .

Commenti

Share this Post