Pietro Bonilli: padre e pastore

Don Pietro Bonilli era stato nominato parroco di Cannaiola prima ancora di essere ordinato sacerdote. La carenza di clero, le doti del giovane ordinando, avevano indotto il vescovo ad affidargli, ancora suddiacono, la piccola comunità parrocchiale, confinante con quella di san Lorenzo, suo paese natale. Ebbe così il tempo di preparare, aiutato da don Pieri, un accurato piano pastorale che avrebbe attuato all’uscita dal seminario. Cannaiola sorge nella parte più bassa della pianura di Trevi nella vallata umbra; un luogo paludoso, quanto mai insalubre, particolarmente a quel tempo. Contava allora circa 600 abitanti; attualmente, bonificata, supera il migliaio.
In questa parrocchia egli trascorrerà ben 34 anni di intenso apostolato, profondendo i tesori di uno zelo instancabile e di una carità senza confini. Possiamo segui me le vicissitudini grazie a un “manoscritto” nel quale prende nota degli avvenimenti più importanti, che raccoglierà più tardi in un volume di ben 282 pagine: Cannaiola. Memorie storiche raccolte negli anni 1873-74 da don Pietro Bonilli, parroco del luogo.
Una preziosa raccolta di dati storici, civili, religiosi, sugli usi e costumi del tempo, con rilievi topografici, catastali e inventari di grande valore, oltre a preziose annotazioni del lavoro che andava svolgendo come pastore del gregge affidatogli.
La situazione economica, morale e religiosa del piccolo centro non era certo delle più incoraggianti. “La maggior libertà -scrive – procurata dai recenti mutamenti politici, era degenerata in libertinaggio: il giuoco, l’ubriachezza, la bestemmia, il turpiloquio, i balli… erano venuti a turbare la vita religiosa di quelle popolazioni”. 1
Ad aggravare questa situazione la parrocchia era rimasta senza parroco per diversi anni. Dal 1857 al 1863, in seguito alla rinuncia del parroco don Camillo Nardeschi, fu affidata alla cura di vari economi e cappellani, che assicurarono almeno la Messa e l’amministrazione dei Sacramenti.
Questo abbandono aveva fatto sì che, al concorso bandito dall’arcivescovo, l’unico a presentarsi fosse il Bonilli. Superato l’esame, si dovette ricorrere alla dispensa della Congregazione del Concilio per il difetto di età. Ottenne la bolla ufficiale di nomina il 31 agosto 1863.
Fece il solenne ingresso nella parrocchia il 31 dicembre di quello stesso anno. Ricorda così quel giorno memorabile della sua vita: “Una giornata splendida che lascerà nel mio spirito tracce incancellabili. Nuovo a un atto così grave e solenne, circondato dai fratelli della compagnia del SS. Sacramento e da un popolo foltissimo, tra il suono giulivo delle campane e lo sparo dei mortaretti, io ero profondamente commosso e la commozione crebbe ancor più quando per la prima volta rivolsi la parola a quel popolo che d’ora innanzi era il mio popolo: le pecorelle consegnatemi dall’eterno pastore Gesù perché le guidassi ai pascoli della vita e della salute”.
A dargli il possesso, oltre ai sacerdoti designati dall’arcivescovo, l’amico e benefattore di sempre: don Pieri, che continueràad assisterlo, particolarmente durante i primi anni di ministero.

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